UNA PIAZZA E LA SUA STORIA

Oggi, i turisti che arrivano a Muro, e si dirigono verso il centro del paese, si ritrovano in una piazza enorme con una decina d’ippocastani, che fanno da scenografia al monumento ai caduti della prima guerra mondiale del 1915-18, e circondata da palazzi e un edificio, dove si trova la chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo. Questa piazza è dedicata al prete don Giovanni Minzoni, massacrato dalle manganellate dei fascisti la sera del 23 agosto 1923 per la sua forte attività antifascista. Morì lo stesso giorno per le gravi ferite subite al capo. Io, però, voglio raccontarvi la storia di questo luogo dal 1420 a oggi, anno domini 2016. La vita monastica, in quei tempi, attirava molte persone e, per questo, si edificavano monasteri che potessero accogliere chi sentiva la vocazione dello studio teologico, per vivere, poi, la spiritualità dei dogmi cristiani, andando in mezzo alla gente. Nel 1420 fu aperto il convento Antoniano, dedicato a Sant’Antonio da Padova, con inglobata la chiesa. Il posto era lontano dal centro abitato, il quartiere Pianello, e si trovava in una zona paludosa in mezzo a boschi di cerri e querce. Anche quando il paese cominciò a estendersi verso le zone esposte a sud, il monastero rimase isolato. Una situazione che è rimasta fissata, come fosse una foto, fino agli inizi del 1700 quando, l’espandersi del paese, elevò le piazze Capomuro e San Marco a nuovi centri dell’agorà urbana. Il convento, ormai, si trovava a poche centinaia di metri dall’abitato, per cui fu realizzata una nuova strada, salita Trinità, che lo collegò alla piazza Capomuro. Lo spazio, davanti alla chiesa, da sempre, era chiamato largo dei Monaci, ma era impraticabile perché pieno di pietrisco e attraversato da un canalone di acque che confluivano dalla parte alta del paese. Nel 1861, il nuovo Regno d’Italia requisì tutti i beni ecclesiastici, compresi i conventi dei frati cappuccini e quello degli antoniani. L’amministrazione convertì l’ex convento in una struttura che potesse accogliere gli uffici esistenti, così diventò sede municipale, della Pretura mandamentale, dell’Agenzia delle Imposte dirette, dell’Ufficio del Registro e Bollo, e del Telegrafo. I lavori di ripristino del largo antistante all’ex convento, che prese il nome di Largo Plebiscito, in onore dell’Unità d’Italia voluta mediante il referendum del 21 ottobre 1860, iniziarono subito. Al centro del Largo fu costruito un acquedotto con fontana e lavatoio, mentre fu realizzata la continuazione di salita Trinità affinché potesse congiungersi con Piazza San Marco, nella zona bassa del paese, nominata vicolo San Francesco. Nonostante i lavori, il Largo Plebiscito era in forte pendenza sul lato che si affacciava verso l’ospedale diocesano poiché nel vallone arrivano le acque dalla parte nord del paese, precisamente dal quartiere Pisciotta. Inoltre, il ponte canale, che permetteva alle persone di passare sulla condotta della fontana pubblica, aveva problemi di staticità e poteva cadere. Nel 1906 la situazione era ancora pessima perché la condotta delle acque luride s’intasava di foglie e materiale organico, che non permettevano il deflusso normale, facendo fuoriuscire il liquame che inondava il largo. Nello stesso anno, e per la prima volta nella storia del paese, gli abitanti videro la realizzazione di un nuovo acquedotto che portava l’acqua in tutte le case e alle fontane pubbliche. Per festeggiare questo evento, in piazza Plebiscito fu inaugurata una fontana ornamentale. Nel 1908 il sindaco ordinò di abbellire e pulire la piazza dall’acquitrino che si creava in continuazione. Furono tolte, poi, tutte le pietre e recintate le aiuole dei fiori e piante con una corda metallica. Dal 1915 iniziano i lavori di ristrutturazione dell’ex convento e della piazza, che termineranno nel 1923, giusto in tempo per la messa in posa della statua in memoria dei caduti della Grande Guerra del 1915-18. Negli anni successivi fu messa in opera una pavimentazione di sampietrini in porfido che resero il posto più accogliente e bello. Solo nel 2014 è stata aperta una fabbrica per la sistemazione della piazza nella sua totalità poiché la ditta di Muro, che ha realizzato l’opera, ha messo sotto contratto delle maestranze napoletane esperte nella messa a terra di questo tipo di pietra. Oggi piazza don Minzoni si presenta in tutto il suo splendore spazioso e vivibile.

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